FERENTINO – Uno Scudetto Under 21 che vale doppio. Perché dietro il trionfo del Ferentino c’è una storia fatta di sacrifici, passione e legami indissolubili. Quella di Luciano Mattone, allenatore della squadra campione d’Italia, e di suo figlio Riccardo, protagonista assoluto della finale e premiato come miglior giocatore della gara decisiva.
Per Luciano Mattone la gioia del titolo è stata accompagnata da emozioni particolari. «È una bellissima sensazione. Ho sentito per tutto l’anno una forte pressione addosso anche per questo motivo. Le gioie e le delusioni le assorbo bene, ma Riccardo è molto più sensibile ed emotivo di me e mi sarebbe dispiaciuto enormemente fargli vivere una delusione».
Padre e figlio, ma anche allenatore e giocatore. Un rapporto speciale che nel tempo ha trovato il suo equilibrio. «È una cosa che abbiamo superato da tempo. Sono sempre molto severo e critico con lui perché voglio che migliori continuamente. Qualche volta ci siamo anche confrontati animatamente durante le partite, perché tatticamente è molto preparato, ma è sempre stato un dialogo costruttivo e rispettoso dei ruoli».
Una stagione straordinaria quella di Riccardo, divisa tra prima squadra e Under 21. «Ha giocato circa 60 partite e mi ha sorpreso per la continuità di rendimento e la crescita tattica. Vede il gioco con grande intelligenza e soprattutto è diventato un punto di riferimento per i compagni, sostenendoli sempre anche nei momenti difficili».
Parole che trovano conferma nelle riflessioni dello stesso Riccardo. «Il lavoro con mio padre ha inciso tantissimo. È un percorso iniziato fin dai miei primi calci al pallone. Mi ha insegnato a utilizzare entrambi i piedi e negli ultimi anni abbiamo lavorato sui dettagli, correggendo difetti e valorizzando le mie caratteristiche. Tutto questo mi ha aiutato a dare il mio contributo alla squadra e a conquistare il premio di miglior giocatore della finale».
Separare il rapporto familiare da quello sportivo non è stato semplice. «È quasi impossibile farlo completamente, ma forse è stato proprio questo il nostro punto di forza. Vivere insieme entrambe le dimensioni ha reso il percorso ancora più speciale. Portare il lavoro a casa e gli affetti in campo, alla fine, ci ha unito ancora di più».
E quando si parla del ricordo più bello di questa impresa, Riccardo non ha dubbi. «L’immagine che porterò sempre con me è l’abbraccio tra mia mamma e mio papà subito dopo aver alzato la coppa. Loro sono la mia vita. Ripensare a tutti gli anni di trasferte e sacrifici fatti per me senza chiedere nulla in cambio rende quella scena la vittoria più grande».
Uno Scudetto, un premio individuale e una storia che va oltre il campo. A Ferentino hanno vinto i Mattone, ma soprattutto ha vinto una famiglia.
Foto Divisione Calcio a 5
